chips di bucce di patata

Chips di patate


Ecco, mi sembra già di sentire qualcuno ridere di cuore e pensare: ecco la solita genovese che non butta via niente!

Ebbene sì, ho preparato le chips di patate usando le bucce, e il risultato è stato ottimo.


Non ci sono dosi precise, si possono fare ogni volta che servono le patate sbucciate (per un purè, per un minestrone).

E’ fondamentale lavarle molto molto bene, poi asciugarle, recuperare le bucce, appoggiarle su un tegame da forno foderato con l’apposita carta, condirle con un filo di olio, sale, poco parmigiano grattugiato e qualche spezia a piacere: paprika, peperoncino, curcuma, rosmarino ….

Si cucinano in forno statico a 180 gradi per 15 – 20 minuti, finchè diventano belle croccanti.

Che vi devo dire: le chips di bucce di patate sono anche meglio delle patatine, provare per credere!

Unica attenzione: ! nella buccia delle patate è concentrata la solanina, un alcaloide glicosidico leggermente tossico. Mangiamole, ma senza esagerare 🙂
 

57 pensieri su “Chips di patate”

        1. Beh ma anche nel cavolo nero qualcosa si recupera. Col broccolo di più. Grazie! Sono contenta quando posso essere utile

  1. Da tempo mi ripropongo di sperimentare le chips di buccia di patata, ma non avevo mai pensato di farle al forno! A giudicare dalla foto, sembrano molto croccanti!!! Da provare assolutamente!!! Che ne pensi di farle col forno in modalità ventilata, hai mai provato?

    1. Le ho fatto con il forno statico, proverò, probabilmente si fa più in fretta. Grazie del suggerimento 🙂

    1. Grazie! Con queste chips ho scoperto l’acqua calda, in molti mi hanno detto di conoscerle già. Non tanto qui, quanto chi mi segue nella vita vera e mi telefona o manda whatsapp per commentare

  2. Lo credo che siano buonissime; mai mangiato le bucce bruciacchiate delle patate cotte al forno o sotto la cenere del focolare, quando formno una leggera crosticina superficiale color nocciola scuro?
    Sono una vera delizia.
    Buon appetito 🙂

    1. Lo tengo e lo studio più che volentieri. Qui (sul blog), secondo me, ci si può solo allargare, imparare, scambiare. In effetti non ci conoscevamo ancora

  3. Dio mio mi hai fatto venir voglia di provarle!!! Mitica la battuta della genovese! Sai la prima volta che andai a Genova, appena sceso alla stazione, presi un caffellatte. Al mio terzo cucchiaino di zucchero il proprietario del bar mi redarguì: “Eh, guardi che con questa quantità lo zucchero si paga a parte!” Reagii con una risata che più sonora non si potè! A lui sorpreso spiegai che, niente ma che ero sorpreso di veder confermato così di colpo un vecchio luogo comune. Pagai la piccola differenza e me ne andai per niente contrariato, amando ancòr più le genti affezionate al loro clichè 😀

    1. Non posso crederci! Va bene tutto, ma qui siamo alla maleducazione, altro che. La prossima volta, lasciagli il suo prezioso caffelatte e mandalo in quel famoso posto 😉

      1. è passato tanto tempo… 😀 Poi io amo Genova e ho avuto pure la fortuna di incontrare sia pur per poco Faber…

        1. Grazie per l’amore per la mia città, che amo tantissimo e mi manca. Faber … è Faber. Io l’ho conosciuto nei primissimi tempi in cui lanciava i primi pezzi (Il testamento, Marinella, Carlo Martello ecc), era famoso solo a Genova e lo si vedeva in giro

          1. abitava proprio dalle parti di via del campo… Poi sai siamo gente di mare conosciamo la tolleranza reciproca e l’apertura…lo sai che sono di Napoli, vero?

          2. Creuza de ma è difficile anche per i genovesi, è un dialetto arcaico. Govi tutto sommato parlava in italiano. Io comunque me la cavo benissimo 😉

          3. In tutta e piena dignità: sono assolutamente d’accordo…ma dubito che l’avrebbero dato ad un anarchico puro come lui.

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