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Recup, Ciò che ha perso valore economico può ritrovare valore sociale

Avevo già parlato, in passato, di RECUP

L’APS (Associazione di Promozione Sociale) RECUP nasce a Milano e, con la sola forza del volontariato, recupera il cibo deperibile invenduto nei mercati, e lo ridistribuisce gratuitamente.

RECUP ottiene così questi importanti risultati:

  • combatte lo spreco alimentare
  • aiuta in modo concreto chi ha bisogno
  • contrasta l’esclusione sociale

Dall’idea iniziale di recuperare il cibo invenduto e ancora buono (che altrimenti andrebbe distrutto), oggi RECUP coinvolge direttamente, nel lavoro, i beneficiari, composti da una grande varietà di persone: studenti, disoccupati, pensionati, poveri e meno poveri, persone di nazionalità diversa.

Si crea così un senso di comunità, un rapporto intergenerazionale e interculturale che prima non c’era, e che è estremamente prezioso.

Io sono andata a trovarli: non avete idea di quanta merce BUONA e FRESCA venga scartata alla chiusura dei mercati, perché non più vendibile il giorno successivo!

Grazie a RECUP, questo cibo viene salvato e regalato a chi ha bisogno, ma anche a chi non ha bisogno, semplicemente lo utilizza e non lo spreca!

E non si butta via proprio niente! Tra i progetti collaterali di RECUP c’è l’uso di alcuni scarti di frutta e verdura per farne acquarelli, perfetti e sicuri anche per i bambini più piccoli, grazie alla loro origine naturale

Visitate il sito di RECUP, per sapere dove trovarli a Milano (sono in tantissimi mercati), conoscere la loro storia, i protagonisti, i progetti.

Oggi l’associazione RECUP è anche a Roma!

I suoi volontari sono, per adesso, attivi nei mercati della Montagnola in Viale Pico della Mirandola, ogni mercoledì tra le 13 e le 16 e nel Mercato Ostiense in via Corinto, ogni sabato tra le 13 e le 16 circa.

Anche loro non perdono tempo, hanno già stretto contatti con persone e associazioni che si occupano di nuclei familiari in difficoltà e aiutano nella redistribuzione del cibo in esubero all’esterno dei mercati.

Come cittadina non posso che augurarmi che RECUP possa arrivare in tutti i mercati d’Italia.

Se volete sostenerla, oltre ad aiutare come volontari, potete associarvi: con una piccola cifra non solo aiuterete queste straordinarie persone, ma avrete anche un simpatico e utile regalo.

10 pensieri su “Recup, Ciò che ha perso valore economico può ritrovare valore sociale”

    1. Io non mi spiego perchè non ci sia un intervento istituzionale strutturato. Queste persone sono volontarie

  1. Meritevole iniziativa. Da noi in FVG c’è il Banco Alimentare e la Caritas. Per rispetto del Cibo e per rispetto delle Persone. Buona giornata.😘🥰👋👋

    1. Certo, credo ci siano a livello nazionale. Anche loro si appoggiano agli esuberi, ma sono strutture molto diverse

  2. ciao Paola, ti posso copiare questo articolo per la prossima buona notizia? A Roma cè già qualcosa del genere e ne ho fatto un articolo ( ovviamente non mi ricotdo con che titolo) ma voglio ribadire queste iniziative che mi sento proprio male quando vedo buttare il cibo! Come dico sempre è una questione di educazione non solo alimentare ma familiare!
    E’ da un pò che ti voglio fare i complimenti per le tue ricette che sperimentiamo spesso in famiglia perchè la nostra collaboratrice familiare è una tua affezionata fan ….
    Un abbraccio
    Laura

    1. Certo che puoi copiare! Mi fa solo piacere se queste iniziative vengono conosciute, sono utili e lodevoli sotto tutti i punti di vista. A Roma, Recup è appena partita (trovi l’indicazione dei due mercati nel testo), ma crescerà. Grazie per i complimenti, graditissimi 🙂

  3. Mio figlio è appunto un volontario di un’associazione che si occupa di distribuire a famiglie in difficoltà frutta e verdura scartata dai mercati generali.
    In qualche occasione mi presto anch’io per il trasporto e la selezione, e ogni volta non posso fare a meno di stupirmi/incazzarmi per l’enorme spreco che il sistema mantiene in vita.
    Ci sono, è vero, dei prodotti rovinati dal gelo, maltrattati dai trasporti, invecchiati nei magazzini, ma capitano anche delle cassette intere scartate solamente perché qualche pezzo non è “impeccabile”.
    Ora, tenendo conto che solamente alcuni grossisti collaborano con l’associazione, è sommamente probabile che la percentuale di scarto sia molto più elevata di quella che ci passa per le mani, e a peggiorare il tutto contribuisce la consapevolezza che ciò che viene “buttato” il più delle volte ha percorso migliaia di chilometri per giungere fino a noi, e quindi si tratta di un doppio spreco.
    🙁

    1. Intanto complimenti a tuo figlio! Io spero che queste iniziative facciano emergere quanto è sbilanciato il sistema. Tu dici doppio spreco, per l’energia del trasporto? E’ molto di più, c’è tutta la cura nella parte dell’agricoltura, l’acqua per irrigare, la conservazione nei frigoriferi. Aprire il coperchio dello spreco del cibo è avvilente. Grazie della visita 🙂

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