vellutata di verdura

Vellutata di verdura (preparata con gli scarti)


Nel libro “Il gusto di non sprecare” ho cercato di fare il punto sulla situazione dello spreco del cibo: come si faceva una volta, come mai si è arrivati, in pochi anni, a sprecare così tanto.

Ho poi illustrato il mio consolidato metodo di lavoro, grazie al quale riesco a non sprecare nulla e utilizzare quasi tutto della mia spesa alimentare.
Non mancano, naturalmente, le ricette.

Nella tradizione italiana le idee per riutilizzare quanto avanzato sono tantissime.

Io ho voluto suggerire piatti un po’ diversi, non solo buoni, ma anche di bella presentazione, da preparare sia per la famiglia che per quando si hanno ospiti.

Una delle ricette più semplici e insieme più efficaci, è questa crema di verdura, preparata con le parti più dure e fibrose dei vegetali, che spesso vengono gettate


Ingredienti indicativi:
• Foglie esterne dei finocchi
• Coste dure del sedano
• Torsoli di cavolfiori e broccoli
• Estremità degli asparagi
• 2 patate

Tempo di preparazione e cottura: 30 minuti
Ricetta vegetariana e vegana
Senza glutine
Senza lattosio

Dopo aver letto questa ricetta, non butterete più le foglie esterne e dure dei finocchi, i torsoli di broccoli e cavolfiori, le estremità più dure degli asparagi, i gambi del sedano.

Tutto questo “scarto”, peraltro pagato, diventa ingrediente di deliziose creme di verdura, che si possono preparare sia mescolando più sapori, che privilegiandone uno, per un risultato più raffinato.

L’unica attenzione richiesta è quella di congelare per qualche giorno le verdure stesse, in modo che il freddo ammorbidisca le fibre e renda la cottura più veloce, e la digestione più semplice.

Fatto questo, è sufficiente cuocere la verdura in acqua, con l’aggiunta di una patata o due, necessaria per dare cremosità, e un po’ di sale. A cottura ultimata, si frulla con il frullatore a immersione, oppure si passa con il passaverdura, e si serve.

Avrete una minestrina deliziosa così, leggerissima e corroborante, che si può arricchire con qualche crostino, qualche sorso di latte o panna, oppure (ottimo!) sciogliendo nel liquido un paio di cucchiai di formaggio cremoso.

Il Gusto di non Sprecare

41 commenti

    • Paola

      Io mi trovo benissimo, ma se qualcosa non è chiaro, chiedi tranquillamente. Buona giornata (o buonanotte …)

    • Paola

      Dici davvero? E’ un piatto solo fintamente povero, in realtà il risultato è perfetto (nessuno direbbe mai che non si è usata la parte più tenera dell’ortaggio). Grazie!

  • StefanGourmet

    Molto attuale l’argomento dello spreco. Con gli asparagi io ho sempre dovuto usare il passaverdure per eliminare le fibre, ma non li avevo congelato. Infatti, è l’acqua che diventa giaccio (per il quale ci vuole più spazio, che rompe le cellule) che intenerisce le verdure.

    • Paola

      Grazie mille della precisazione scientifica, la propongo alla prima occasione! Confermo che, per alcune verdure, può rimanere qualche filamento fastidioso, e allora meglio usare anche il passaverdura

  • piccolaquaglia

    Non ricordo se già te l’ho raccontato, ma visto che hai parlato di tradizione italiana mi è venuto in mente il racconto della nonna di una mia amica: ai suoi tempi le zucche non si mangiavano, erano cibo per maiali! Quindi lei rimane sempre stupita ogni qual volte le si presenta un piatto che contiene la zucca. Per il resto, dice, non buttavano via niente: proprio come in Pinocchio, mangiavano perfino i semi delle pere e delle mele. Papà mi ha raccontato, invece, che nel primo dopoguerra i bambini mangiavano i lupini con tutta la buccia 🙁

    • Paola

      Durante la guerra e subito dopo, la fame era tale che si mangiava quasi qualunque cosa (esperienza diretta raccontata dai miei genitori e dai miei zii). Mi fa molto ridere invece la storia della zucca. Pensa ai semi? Ma solo dieci anni fa a nessuno sarebbe venuto in mente di mangiare semi! 😀

        • Paola

          Questo mi fa piacere, perchè conosco altre persone che hanno lavorato o lavorano nei ristoranti, e mi parlano di tanto spreco

          • mangiareacasablog

            Un buon ristorante e un bravo cuoco non spreca nulla, lo spreco maggiore lo fa il cliente che lascia nel piatto il cibo perché ha ordinato troppo, questo capita spesso nei banchetti tipo matrimoni, battesimi ed altri eventi. Si può recuperare il cibo che ti resta in cucina, quello che non si può recuperare è il cibo che resta nel piatto individuale del cliente purtroppo. Notte Max

  • milesweetdiary

    Trovo davvero lodevole sia il libro sia la sua messa in pratica. E’ incredibile quanto si riesca a recuperato. Quanto! E tu sei davvero brava, Io confesso che qui di strada ne devo ancora fare. Grazie Paola!

    • Paola

      Milena non potevi farmi complimento più bello. Grazie! Non nascondo la soddisfazione di “vendere”, ma credi che il mio primo obiettivo è proprio quello di sensibilizzare e far comprendere quanto è importante il problema. Certo non ho molta voce 😉

  • giovanna

    Sempre perfettamente in sintonia, a proposito del commento di Simona, mia mamma ha ancora qualche gallina e qualcosa finisce pure a loro, cosi ho poi le uova freschissime.

  • Grembiule da cucina

    Sai che sono sempre d’accordo con te e mi comporto nello stesso modo. Vorrei solo precisare che, un tempo, tutti questi “scarti” servivano per alimentare gli animali da cortile presenti in tantissime case, qui nella mia zona, perfino in centro.

    • Paola

      Molto vero quello che dici, ed è un ragionamento che ho fatto anch’io. Ho sempre vissuto in città per cui, al di là dell’idea di non sprecare a prescindere, gli scarti venivano gettati. A Milano, e non solo, c’è la raccolta dell’umido, ovvero dei rifiuti organici, raccolta che non decolla in campagna, in provincia di Modena dove vado io, perchè lì giustamente si alimentano gli animali o si concima l’orto. Quindi non un tempo ma nelle zone agricole tutt’ora

      • Grembiule da cucina

        Anche da me c’è la raccolta dell’umido, ormai da parecchi anni. Purtroppo però qui in campagna mi sembra una trovata poco ecologica e inutilmente indaginosa. Un camion gira tutta la settimana per le campagne a svuotare pattumelle che rappresentano l’1% dell’umido prodotto. Un altro camion dovrebbe fare un “giro verde”dalla primavera all’autunno per sfalci e foglie, ma i sacchi dei pochi che li espongono restano davanti ai viottoli fino a quando non vengono ritirati (dagli utenti). E, cigliegina sulla torta, pare che l’umido venga inviato all’inceneritore di Parma esattamente come l’indifferenziato. Insomma, forse perchè siamo in Emilia e dobbiamo fare bella figura, o perchè qualcuno ci guadagna, o si becca i fondi europei, ma era meglio quando ci arrangiavamo. Ovviamente parlo della campagna. Ma anche in centro queste distese di pattumiere… Qui, per fortuna, la gente va tutta a lavorare e i contenitori restano fuori da sera a sera.

        • Paola

          Perchè non chiedere spiegazioni allora? Io mi lamenterei in Comune. Gli assessori ci sono apposta. Mi dispiace comunque, la mia esperienza a Pavullo è molto diversa, ma si sa che i comuni piccoli son di ben più facile gestione

          • Grembiule da cucina

            Brava! Ho chiesto come mai l’appartamentino dei miei, vuoto dal 2007 e di 53 mq paga quasi come la mia casa di 250 mq con 4 persone. Intanto ho saputo che una unità immobiliare vuota paga per 2 persone (non una, due) e che per pagare meno dovrei disattivare le utenze (che sono quelle di casa mia). In compenso non mio danno le pattumiere perché l’appartamento e vuoto.
            Poi ho chiesto perché l’ambulatorio di mio marito paga come ufficio e poi deve pagare altri 600 euro all’anno per il ritiro dei rifiuti che sono considerati speciali. Anche qui i contenitori non ce li danno perché produciamo solo rifiuti speciali. (Quindi lo sanno che l’imposizione è doppia).
            Mi hanno detto di fare ricorso al Tar. Vuoi che abbia voglia di fare altre domande?